giovedì 24 dicembre 2020

Buon complenno "siamotutteperfette,forse"

 

Un anno di “siamotutteperfetteforse”

 

Ero seduta ad ascoltare lezioni, a tratti noiose, all’ università; un lieve e sommesso brusio proveniva dai banchi dove altri colleghi erano impegnati in altre attività, io mi guardavo intorno alternando lo sguardo all’esterno dell’aula. Intanto la pioggia timida ma incessante, rendeva tutto piacevolmente nostalgico. Fu così che diedi ascolto ad una necessità, soffocata dagli impegni che occupano le mie giornate; solo un lungo e forzato stato di inattività fisica mi ha indotto ad ascoltare, la parte più vera di me.

Sentivo la voglia di condividere parole, pensieri ed emozioni con la scrittura. 

Sebbene siano decollati solo con il confronto con le altre colleghe. 

Giunsi, così, alla conclusione che ci accomunano le stesse dinamiche e a volte anche le nostre complicate relazioni.

E’ successo in questo modo che ho aperto il pc, ho creato la pagina del blog.

Senza pensare ho dato un nome alla pagina.

Esclamai: “lo chiamerò così,“siamotutteperfette,forse”.

In mente avevo ben chiaro a chi avrei rivolto i miei scritti; così ho iniziato con poche battute  il mio primo post, su Jasmine Cristallo. Poi ho dato seguito ad un flusso di pensieri che  hanno riempito settimana dopo settimana il mio semplice e timido blog. 

L’iniziale frenesia di guardare quante persone accedevano alla pagina e quanti leggevano ciò che scrivevo ha lasciato il posto ad una visione più matura della scrittura, facendo penetrare in me più insicurezze e la consapevolezza che non c’era nulla di tecnico nei miei post. La paura di essere banale ha creato un blocco, lo stesso indotto dal Corona virus alle nostre vite e quotidianità.

Il mio tuttavia lo assecondo volentieri, quello virale lo allontano sempre più.

Credo che ci sia un tempo per ogni cosa. 

Adesso è tempo di studiare, solo conoscendo la regola la si può rompere per lasciare spazio alla creatività, guidando i pensieri, arricchendo i contenuti e attirare chi legge.

 Pertanto questo vulnus è dovuto ad un periodo di studio per far crescere questa mia piccola creatura. Per il 2021 ho in mente delle novità e dunque faccio gli auguri a “Siamotutteperfette,forse”, le auguro di crescere, di viaggiare, di raggiungere posti nuovi e sconosciuti, di arrivare alle donne, che ritengo essere perfette (forse) nella loro fragilità, complicata emotività, spassionate e vere.

 

venerdì 9 ottobre 2020

La prima volta

 

Camminavo per strada carica di borse, il computer, la borsa portatutto, la busta del pane e guardandomi intorno pensavo a quante cose facciamo per la prima volta quotidianamente e non ce ne rendiamo conto, sembra tutto così abitudinario.

Da alcuni anni vivo nello stesso quartiere ma non ero entrata mai nella panetteria vicino l’orologiaio.Si, esistono ancora gli orologiai. 

Eppure diverse volte avevo letto l’insegna ma non ero mai entrata, per abitudine compro il pane al supermercato. Per la prima volta, sono entrata nel negozio e un profumo di farina di semola, semi di finocchio e di taralli ha invaso le mie narici, sentendoli nella pancia.

Ho pensato immediatamente ad un pranzo gargantuesco su una tavola apparecchiata di tutto punto, tovaglia bianca di lino, piatti colorati e pane, taralli, uova, uva e formaggi sudati, vino e acqua a volontà.

Ho salutato la signora al banco, in camice bianco e cappellino a barchetta, le ho chiesto del pane indicandolo con il dito. Avevo scelto un pane tondo con due tagli sulla crosta. Voltando lo sguardo a destra ho visto dei taralli dolci, li ho comprati, ho pagato il conto e sono uscita. Mi sono chiesta, quante prime volte ci sono nella mia vita apparentemente abitudinaria e nella vita delle altre persone che non cogliamo; dove orientiamo il nostro sguardo ogni giorno?

E’ inevitabile la cascata di pensieri sulle prime volte, ricordi sempre pescati dal passato mai nel momento stesso in cui accadono. La prima volta è quando nasci, come la prima goccia di una sorgente, il primo vagito. Il primo sguardo della madre forza generatrice indelebile, da lì un susseguirsi di prime volte; la cui importanza si coglie solo dopo averle vissute.

Il primo giorno di scuola, la prima lettura, ricordo il senso di libertà nel leggere le insegne per strada. Che bella soddisfazione. Per ogni prima volta vi è un’intensità diversa, dipende dall’investimento e il desiderio con cui l’attendiamo.

 La prima volta, per antonomasia, quella a cui avete pensato tutti leggendo il titolo del post, è la prima volta dell’amore.

Quello dell’anima, quando ci siamo innamorati.

 Quello fisico, quando lo abbiamo fatto per la prima volta. Indelebile per molti noi, il cuore in gola, la luce negli occhi, un mondo a colori. 

Tuttavia per altri è un ricordo da cancellare. Ma esistono infinite prime volte, seppur semplici, apparentemente insignificanti che indicano le novità della nostra normalità.

Nessun giorno è uguale all’altro se riusciamo a osservare le nostre quotidiane prime volte.

Vorrei una vita al rallentatore, per poter cogliere sul momento i continui cambiamenti che essa ci regala, a partire dai nuovi sguardi di chi ci viene incontro, alle fragranze di nuovi odori, all’ intensità di nuovi incontri, allo stupore di nuovi colori, al significato di parole nuove e alla meraviglia di nuove ed infine emozioni.


giovedì 10 settembre 2020

L' attesa

E’ l’alba, attendo il sole che come ogni mattina fa capolino dal mare.
 Aspetto la sua luce per vedere meglio i pensieri, distinguerli e selezionarli.
 Attendo che faccia giorno e ricominciare, riprendere ogni progetto abbandonato la sera precedente. Attendo che il caffè sia pronto e che magari qualcuno lo versi per me nella tazza. Ogni cosa che guardo e desidero merita un’attesa, è la vita stessa l’attesa. 
Attendiamo di nascere, di crescere e credo che ad un certo punto si attenda anche la morte. A questa fase della mia vita voglio dare un nome proprio, la chiamo “attesa”.
Vivo nell’oscillazione dell’attendere e desiderare. 
Non vi è attesa senza desiderio. 
Credo che sia un sentire comune quello di desiderare che accadano eventi belli per noi e li attendiamo mentre portiamo avanti i fardelli quotidiani.
Ci impegniamo, ci scoraggiamo, piangiamo, ci arrabbiamo ma sempre in attesa che qualcosa venga a noi.
Quanti genitori desiderano vedere i figli crescere e vivono di questa attesa, c’è chi attende la nascita di un figlio e chi attende un figlio, che tarda ad arrivare. 
In questo preciso istante di una mattina di settembre, molti insegnanti attendono le proprie nomine per l’anno scolastico, gli studenti attendono l’inizio della scuola. 
Chi è in un reparto d’ospedale in attesa di un referto che non vorrebbe mai ricevere, chi attende una telefonata che forse non arriverà mai e chi invece attende il coraggio di farla. Non mi stupisce che ci siano migliaia di persone che attendono il divino o la nuova vita in terra, chi attende l’amore e chi attende che esso si realizzi o si manifesti, chi attende di partire e chi invece attende di restare. L’indugiare della vita non riguarda solo gli umani ma gli esseri viventi in generale.Basta osservare Madre Natura e le sue espressioni per capire quanto sia preziosa l’attesa. Viviamo il temporale in attesa del sole, osserviamo il seme in attesa del fiore, la sorgente in attesa dell’acqua, il tramonto in attesa della notte, contempliamo l’inverno in attesa della primavera.
 In natura tutto avviene quando deve avvenire, non prima e né dopo, esiste un momento preciso perché si materializzino i desideri che creano delle armonie perfette anche nelle loro imperfezioni, purtroppo alla nostra coscienza non è consentito comprenderne immediatamente il senso e i tempi, ma ogni cosa che ci circonda e che fa parte delle nostre vite li ha, basta attendere per coglierli.

…continuo a desiderare ciò che ancora devo attendere…

lunedì 24 agosto 2020

La legge dell’attrazione o semplice fortuna?

La mia tazza gialla, latte di soia con il caffè e i miei biscotti integrali, il ringraziamento al Sole per l’abbondanza d’amore e di luce che mi regala ogni giorno. Inizio così le mie mattine, tutte le mattine. Ciò non significa che la mia vita sia priva di buio, anzi, le tenebre fanno parte delle mie esperienze e del mio intimo sentire, dei miei pensieri a fine giornata. Tuttavia la notte scende allo stesso modo in cui il sole sorge. Dipende da dove volgiamo lo sguardo. Preferisco guardare lì, dove le mie emozioni trovano conforto, energia, speranza per poterli trasformare in amore per le cose che faccio. Vi assicuro che funziona. Certamente avrete sentito parlare della legge dell’attrazione, principio secondo il quale noi attraiamo gli eventi, le persone, gli affetti e che cambiano la nostra vita il nostro destino. Un destino già determinato, da ciascuno di noi. Esso è costruito già nei nostri pensieri consapevoli e inconsapevoli. E’ dalla nostra volontà e dal nostro atteggiamento che dipenderà il nostro successo ed insuccesso. Quante volte ho sentito le zie, quelle con i baffi che pungono quando ti baciano; quelle per intenderci, che ti dicono: “ è ra fortuna”. Come se tutto dipendesse dalla fortuna o dal caso. Non posso e non voglio pensare che l’anziana zia possa avere ragione rispetto al celebre scienziato Albert Einstein, il quale spiegò tale legge con un principio fisico: “ Tutto è energia e questo è tutto quello che esiste. Sintonizzati alla frequenza della realtà che vuoi e non potrai fare a meno di ottenere quella realtà”. Questo principio rimanda necessariamente al concetto di risonanza e vibrazione. La risonanza altro non è che amplificazione delle nostre vibrazioni.Allora se adesso mi focalizzo su qualcosa certamente lo otterrò, penserete? E no! La Legge dell’Attrazione non ha niente a che vedere con il controllo o l’attaccamento o di come quell’ oggetto o un amore giungeranno a te.  E’ necessario essere onesti con se stessi, stare vigili e lasciare andare le cose e gli eventi senza fare resistenza. E’ capitato a tutti di desiderare un amore, un nuovo lavoro, una nuova situazione ma non è avvenuto pur desiderandolo. Ciò avviene perché si è sintonizzati, proprio come una radio, su altre vibrazioni precedenti, su ciò che non si vuole lasciar andare, sugli stati d’animo persistenti, che soddisfano le proprie credenze di base, le paure. Ogni pensiero negativo e reticenza non consente risonanza, ovvero se le parole o le azioni non corrispondono ai  pensieri o ai reali sentimenti allora vi sarà dissonanza. Per qualsiasi cambiamento è fondamentale l’accettazione della situazione attuale. Se si accetta e si ringrazia per quello che ha, cercando di vedere il bello e non solo gli aspetti negativi, non fuggendo da situazioni stressanti, sarà allora che ci sintonizzeremo su altre vibrazioni in linea con le nostre emozioni. Personalmente ho fatto esperienza di ciò che ho scritto, pertanto ne sono convinta e lo ero ancor prima di conoscere i dettagli di tale principio. Vi rimando ad approfondire l’argomento che è davvero illuminante per ciascuno di noi. In questa unica possibilità di vita che abbiamo, l’importante è stare svegli e sognare.

venerdì 14 agosto 2020

Fratellanza

Le regole che orientano il nostro modus vivendi nelle società di ieri e di oggi, sono principalmente fondate sui principi delle religioni che l’uomo su ispirazione divina ha assimilato e diffuso in saecula saeculorum. Incuriosita da questo principio regolatore, ho fatto una breve e rapida ricerca sulle principali confessioni religiose e ho scoperto che almeno due miliardi di esseri umani professano la religione cattolica. Un miliardo e mezzo almeno, professano la religione islamica. Al terzo posto del podio, troviamo l’induismo con circa un miliardo di fedeli. A seguire troviamo la religione tradizionale cinese, il Buddismo e religioni tradizionali etniche, africane.

Un mondo d’amore e fratellanza verrebbe da pensare ad un alieno che si imbatte nella lettura del mio post; certo, cosa impossibile, è un’assurdità, a pochi verrebbe in mente di leggermi.

Ma è la stessa assurdità con la quale leggo e non credo di essere l’unica, notizie anti-fratellanza.

Uomini contro uomini. Gente che cerca un capro espiatorio per avere un colpevole a tutti i costi. Navi cariche di esseri umani che scappano da altri fratelli per essere poi rifiutati dagli altri, quelli emigrati prima, nei secoli precedenti.

Dunque, per rendere comprensibile il concetto, lo riporto in un esempio di vita quotidiana.

Una famiglia, una coppia innamorata, un padre ed una madre qualsiasi generano delle creature; innocenti, bellissime, piene di vita e li educano secondo i propri valori per lo più religiosi, a loro volta assimilati dai loro genitori. I fratellini crescendo, cominciano a mal sopportarsi, litigano, e i genitori inermi li osservano, credendo di aver seminato bene, valori solidi, fratellanza. Invece assistono a guerre per incomprensioni, differenze, divergenze, interessi. Pertanto su scala mondiale avviene la stessa cosa. Un Padre e dei figli. Valori infusi e diffusi. Speranze attese e disattese. Il rammarico di un genitore che si chiede quando, come e perché ha fallito nella sua missione. Allora a cosa serve la religione, i dogmi e le dottrine? Ah! Ci sono, forse per alzare gli occhi al cielo nei momenti di disperazione, sperando che lo stesso padre che ti ha indicato la strada la percorra al posto tuo, salvandoti.


giovedì 23 luglio 2020

Ho tradito un' amica

 

E poi fai la cazzata, quella di cui ti penti. Con una decisione inaspettata e di pancia, ferisci una delle persone a te più care. L’amica con cui hai condiviso i momenti più belli e quelli meno belli degli ultimi quindici anni. Ora mi guardo allo specchio e non ho il coraggio di mettermi nei suoi panni, penso al suo stato d’animo a come può sentirsi sapendo che ho tradito la sua fiducia. Probabilmente avrà anche compreso la scelta e la situazione che mi hanno portato a commettere uno degli errori più superficiali della mia vita ma non avrà certamente compreso il perché io non abbia pensato principalmente alla nostra amicizia.

Sebbene la curiosità di chi legge sia quella di sapere cosa io abbia fatto, credo non sia importante saperlo. Ognuno di noi ha una storia come questa da raccontare, la storia di due amici che inficiano e tante volte interrompono un’amicizia, per il tradimento di uno dei due.

Mi chiedo se ne valga veramente la pena investire in un rapporto amicale per anni e poi lasciarlo andare, per motivi riconducibili per lo più ad interessi personali.

Chiamiamoli egoismi, opportunità, convenienze.

A differenza dell’amore, l’amicizia porta con sé l’affetto fraterno. Quante volte tra amici ci si chiama “fratello mio” o “sorella mia”, parole che portano dietro ricordi costruiti attraverso gli anni più belli della nostra vita. Quanti momenti condivisi, lacrime asciugate con lo stesso fazzoletto e risate da contenere, segreti inconfessabili alle orecchie di altri ed incomprensioni appianate davanti ad un caffè.

Ma il tradimento non lo appiani, ti resta dentro, ti perseguita e non è più lo stesso.

Un nuovo sguardo segnerà la via da percorrere e condizionerà la scelta dei prossimi passi. Così, cominci a non crederci più, ad impietrire il cuore custodendo quella parte ingenua di te. Dopo qualche tempo cominci a credere che la vera amicizia non esiste.

Invece c’è, esiste, come esiste l’amore, la pace, la fratellanza, la solidarietà valori da anteporre ai nostri beceri e inconsistenti interessi.

Pertanto, una volta commesso il torto, si può pensare, con il tempo, di intraprendere l’unica via percorribile, quella della riconciliazione.

Considerandola una tappa irrinunciabile per il perdono di sé e l’accettazione dei propri errori, limiti dell’essere umano. Considerandola altresì come l’anticamera del perdono.

 

 


mercoledì 22 luglio 2020

Le mamme M.M.


Durante un pomeriggio al mare con delle mamme amiche, si è manifestata la nostra intolleranza nei confronti dei nostri adorati figli.

Ci siamo guardate con un iniziale senso di colpa che è scomparso, annullato dalle risate perché eravamo accomunate da alcune espressioni e modi di fare che ci hanno fatto esclamare: “che mamme di merda!”.

Ma quante mamme sono accompagnate da queste sensazioni ma con il senso di colpa?

Tante.  Eccetto le mamme M.M. (vedi sopra!)

Loro sanno che non tolgono nulla ai propri figli, hanno la consapevolezza di dare tanto ai loro pargoli, ma allo stesso tempo sono altro rispetto al loro ruolo di madri.

In fondo anche le nostre mamme ora settantenni volevano che ci levassimo dai piedi, io ricordo espressioni del tipo: “tinn’a jiri, levati dinnanzi all’occhji mia” e molte volte la loro intolleranza veniva fuori in espressioni come: “ se cadi, ti do il resto”, “mo ti’ ccid”, “ vai a giocare” “abbanne chi t’ha muertu”, “ levati annanzi i pieri” e personalmente ricordo anche diversi man rovesci quando mi intromettevo nei discorsi dei grandi, un’intromissione a gamba tesa nella vita di mia madre.

 Erano manifestazioni forti che non giustificavano l’uso di queste espressioni per azioni del tutto infantili.

Non è vero che la mamma è l’angelo del focolare. 

Questa immagine sessista è stata utilizzata per formare la donna come una perfetta casalinga e mantello domestico capace avvolgere l’intera famigliola.

Non lo è mai stato, la donna ha sempre sofferto per questo tatuaggio.

Le mamme sono anche altro, sono donne, lavoratrici, mogli, amiche, amanti, persone. Molto spesso si avverte un’intolleranza nei confronti di questo ruolo che accomuna molte madri.

 A quante donne capita di desiderare di abbandonare tutto e tutti e scappare su un’isola, coperta dalla sabbia calda e ripulita dall’acqua cristallina, un mojito e sesso a fine serata. Quell’augurio che quasi quasi riproponi come desiderio prima di spegnere le candeline del tuo compleanno, è che qualche parente ti dica: “possiamo prendere i bambini per una settimana?”.

 Pensiamo al momento in cui inaspettatamente resti sola in casa, perché a qualcuno è venuto in mente di portarli fuori, la tua mente comincia ad elaborare cosa fare, poi però ti ritrovi sul divano con il telecomando in mano e l’occhio vitreo.

La tranquillità, la quiete in casa, senza sentire: “ho fame”, “ho sete” e quella richiesta che tra tutte ti fa  sentire la sensazione di una coltellata nel petto quando tua figlia di due anni e mezzo ti chiede: “giochi con me?” e tu l’accontenti, ma dentro di te hai l’onestà di dire: “ma perché cazzo non giochi con quei giochi che ti ho comprato!” oppure “ti ho fatto un fratello apposta, giocate insieme!”.

Anche in questo momento, mentre scrivo un semplice articolo i miei figli litigano tra di loro e più volte hanno urtato il mio pc, la mia espressione è impassibile e arresa alle loro voci fragorose, la mia mente è protetta da una pellicola che difende i miei nervi.

Li guardo. Li adoro.